Farmaci o dieta. Questo il problema.

Oggi, cari amici, sono arrabbiato. Ho ricevuto, come tutti i medici italiani, una lettera- documento del Ministro della Salute. Riguarda il problema della terapia contro il colesterolo.

Se ricordate, l’estate scorsa scoppiò lo scandalo Lipobay. Il farmaco venne ritirato dal commercio a causa di segnalazioni riguardo a gravi fenomeni collaterali (e forse anche qualche caso mortale, in verità assai dubbio) provocati dal farmaco.

Ovviamente tutto ciò si tradusse in un impatto molto preoccupante nei confronti della dtta produttrice (la tedesca Bayer) fino al punto che parte della stampa parlò di rischio di fallimento per la stessa e addirittura alcuni mesi dopo qualcuno insinuò che il grave problema del terrorismo batteriologico venne ingigantito per favorire la stessa Bayer, produttrice dell’antibiotico contro l’antrace.

Problemi delicatissimi e molto gravi, come potete intuire.

Al momento dello scoppio del problema cercai di intravvedere in tutto ciò un aspetto positivo: che cioè si aprisse un dibattito serio e approfondito sul significato di quanto accaduto.

Che si riflettesse cioè sul perché di una diffusione così smodata di questi farmaci in particolare e più in generale sul rapporto della popolazione nei confronti dei farmaci o ancora, in un contesto più paludato, dell’antropologia del farmaco.

A onor del vero qualcosa si mosse sui giornali, ma finì tutto in pochi giorni.

Questo mi può andar bene per quanto riguarda i media in generale e la stampa non specializzata; non mi va affatto bene però che questo silenzio, ben più grave, si sia verificato nella stampa di carattere medico e nella pubblicistica salutistica.

E ora la ciliegina, il ministro della salute ci invita (noi medici) a riconsiderare il problema.

Certo la cerivastatina (la molecola incriminata) rimane al bando; ma si sottolinea che le altre statine, cioè tutti gli altri famaci di questa categoria non sono pericolosi; si insiste sulla raccomandazione di non associare queste medicine ad altre (i fibrati) per non aumentare i rischi, però…

Probabilmente il significato di fondo di questa operazione di “marketing scientifico” è quella di non gettare via il bambino con l’acqua sporca.

In fin dei conti numerosi studi (ma condotti come? e su che basi?) hanno dimostrato che tali farmaci hanno prodotto ottimi risultati: hanno cioè “abbassato il colesterolo” in migliaia di pazienti, hanno probabilmente “salvato moltepersone dall’infarto”, ecc.; quindi bando agli allarmismi e prescrivete.

Sono d’accordo.

Bando agli allarmismi: ce ne sono già troppi in medicina e in altri campi.

Resta il fatto che si è persa una grande occasione per insistere sulla necessità di cambiare e far cambiare stile di vita, di mangiare diversamente, di fare attività fisica, di utilizzare alimenti corretti e di integrare eventualmente con vitamine , ecc.: i caposaldi insomma di una corretta e razionale prevenzione.

Quello che mi sconcerta è che in questa lettera viene fatto solo un brevissimo accenno (e probabilmente di maniera) alla dieta che anche un neolaureato sa essere il primo importantissimo passo per una correzione del tasso di colesterolo (e trigliceridi).

Non pretendo che il ministro e i suoi collaboratori si trasformino improvvisamente in salutisti, ma almeno che non ci si dimentichi dei fondamenti della medicina preventiva.

Siamo alle solite: tutto ciò che non si inserisce nel grande calderone della cultura della farmaco dipendenza o è inutile o è medicina da stregoni, che non segue criteri scientifici: come se non esistessero mgliaia e migliaia di ricerche sul potere preventivo dell’alimentazione.

Non voglio insinuare che questa iniziativa sia stata indotta dalla lobby delle case farmaceutiche ma di sicuro fa capire che la battaglia per rinnovare la cultura della salute nel mondo moderno sarà lunga e faticosa.

Mi consolo curando i miei pazienti con diete personalizzate, con il consigliare loro l’attività fisica più giusta, con prodotti naturali e integratori corretti, cercando di ringiovanire il loro corpo.

Stanno bene e quel che più conta si sono liberati dalla paura delle malattie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *